Costruzione

Domenica sei gennaio 2002 un cielo splendente fece da sfondo alla cerimonia della Posa della Prima Pietra della Comunità Residenziale "Una Finestra sul Futuro". La presenza di numerose autorità le conferì autorevolezza e quella della gente intervenuta, il calore affettuoso e partecipe di chi aveva creduto in noi e nella nostra iniziativa.

Tra i tanti discorsi, quello di un socio, genitore di un disabile, riassunse le paure, le speranze e le aspettative per il domani di chi conosce il problema dall'interno del proprio nucleo famigliare.

"Sono uno dei genitori di disabili psico-fisici dell'Ambito socio assistenziale del Medio Friuli.

La gravidanza è sempre l'attesa positiva di un figlio sano, bello e normale.

Ma che cosa accade in una famiglia quando la nascita di un proprio componente la catapulta nel mondo dell'handicap?

Se la cicogna risulta nera, la famiglia è sconvolta dallo shock di un'ingiustizia incomprensibile. Inoltre nel tempo il comportamento della società quasi colpevolizza i genitori di un figlio disabile. A questo punto scatta in essi un meccanismo di autodifesa che suggerisce come responsabile dell'incidente che ha reso disabile un bambino incolpevole un Ente Superiore… A volte c'è un allontanamento dalla Chiesa, un rifiuto e un'imputazione di responsabilità a forze non controllabili dall'uomo, un'accusa alla natura matrigna.

All'inizio si conosce la disperazione per l'incidente sfortunato che rende inabili o per la nascita di un figlio che rimarrà sempre diverso mentre lo si sognava "il più bello di tutti".

L'accettazione della situazione immodificabile avviene lentamente, passando ore interminabili in anticamere per controlli specialistici o interventi sanitari che tentino di alleviarne i vari problemi, con la certificazione che non c'è speranza di una soluzione. A volte segue l'umiliazione di dover chiedere aiuto sia per problemi economici sia di organizzazione familiare, perché ci deve essere sempre almeno una persona ad occuparsi di lui; lo sconforto di lottare non solo contro la disabilità ma anche contro la burocrazia ed i burocrati; il fastidio di dover rivangare sempre daccapo tutta la vita del disabile e del suo nucleo familiare, ogni qualvolta si acceda ad un servizio sanitario o assistenziale.

Alla fine rimane l'angoscia del momento ineluttabile in cui si dovrà abbandonare il proprio congiunto….."

Quella stessa sera ci venne conferita la 22° Targa d'argento "Jacun dai zeis" a riconoscimento del lavoro che stavamo facendo a favore della comunità: ancora una volta don Remo Bigotto fu ospite affettuoso e generoso.

Il 6 gennaio e la Cerimonia della Posa della Prima Pietra della Comunità residenziale "Una Finestra sul Futuro - Dopo di Noi" fu il primo passo concreto sulla via della costruzione.

Dopo questo momento significativo trascorse un mese intero senza che apparentemente si vedesse alcuna attività di cantiere, a parte il recinto perimetrale effettuato con la rete arancione. Quel gennaio faceva un freddo intenso, come non si vedeva da anni.

In realtà ci furono molti passi burocratici: venne stipulato il contratto di lavoro con l'impresa costruttrice Del Bianco srl di Udine, si espose il cartello di cantiere con i nominativi di tutti i professionisti che partecipavano all'opera, si richiesero gli allacciamenti all'Enel e all'acquedotto.

Il 20 febbraio con un tempo bello, freddo ma asciutto, l'impresa poté finalmente iniziare il lavoro con i suoi muratori, previa comunicazione al Comune di Codroipo.

Anche la Banca Antonveneta, che in occasione della posa della prima pietra ci aveva consegnato ben 8 milioni di lire come contributo della Codroipo in bicicletta, diede prova di fiducia nei riguardi della nostra associazione, sottoscrivendo una polizza fidejussoria per la Regione Autonoma Friuli V.G. a garanzia del contributo concesso in base alla Legge 44/87. Grazie al personale dirigente della Banca ed in particolare al rag. Renato Tamagnini, squisito e solidale sostenitore dei più deboli in ogni occasione.

Per tutto il mese di marzo, i lavori nel cantiere seguirono l'iter dell'inizio costruzione: scavi, riempimenti, getti di calcestruzzo e preparazione dei solai. Dopo aver tracciato i percorsi di base, si gettò il magrone.

L'ingegner Antonino Toscano, venuto ad effettuare un sopralluogo per i primi controlli statici in corso d'opera, si complimentò con l'impresa per la cura e l'ordine con cui lavorava, per la pulizia e la sicurezza del cantiere. L'ingegnere è un professionista di San Daniele che si offrì di effettuare le verifiche statiche della struttura in corso d'opera gratuitamente.

Durante il mese di agosto l'impresa sospese i lavori di cantiere per le ferie dei suoi dipendenti, ma la solidarietà non si fermò.

A Grions la Signora Mara Del Bianco organizzò a nostro favore il concerto vocale per Sant'Anna con il gruppo corale Ploe di Rosis, Pueri e Juvenes Cantores e due cori vocali giovanili di Sagrato e San Pier d'Isonzo (Gorizia).

Nella parte dello spettacolo interamente eseguita dai giovani Cantores e grazie anche alla meravigliosa voce della solista si diede un'interpretazione professionale e struggente del canto "Suspir da l'anime", seguito da Immagine, El condor pasa e Everybody sing freedom. La esecuzione scatenò un'ovazione incontenibile da parte di tutti i presenti.

Contemporaneamente potevamo dirci orgogliosi dei "nostri" artisti in erba, i ragazzi disabili che frequentavano i corsi di pittura e ceramica presso le scuole di Sedegliano all'interno di un lavoro di rete con il Comune di Sedegliano (Assessorato alla Cultura) in collaborazione con la Scuola Territoriale della Salute del Medio Friuli e il Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli, i quali avevano organizzato un progetto di promozione all'agio con percorsi ed esperienze artistico-manuali di un'importante valenza socio-relazionale. I partecipanti alle due attività avevano potuto godere della competenza e umanità dei loro Maestri che riuscirono sì ad insegnare tecniche di base di pittura e ceramica ma soprattutto a trasmettere il calore della loro umanità.

Il risultato positivo dei corsi, a prescindere dalle tecniche imparate, fu l'impegno notevole dei ragazzi, incoraggiati da piccoli ma costanti miglioramenti, l'entusiasmo nato dalla consapevolezza di riuscire "bene" e l'affetto come stimolo a comunicare con gli altri anche senza bisogno di parole, a volte per loro difficili da mettere assieme.

A ottobre potevamo dire che la costruzione era in linea con il cronoprogramma che prevedeva la fine dei lavori per aprile 2003. I lavori proseguivano sistematicamente, si stava provvedendo al rivestimento esterno con i mattoni, si predisponevano gli impianti e le controcasse per gli infissi; i serramenti erano stati ordinati e così le piastrelle per i pavimenti.

E la gente durante San Simone veniva a trovarci nel nostro gazebo per bere un bicchiere in allegria e lasciare il loro generoso contributo.

A febbraio 2003 la comunità residenziale era costruita e si procedeva con i lavori interni, meno visibili dalla strada ma determinanti per ultimare il cantiere.

Gli impianti elettrici, idrici, sanitari, di riscaldamento e raffrescamento erano stati messi in opera, le pareti esterne rivestite dal caldo calore del mattone faccia a vista, gli intonaci ormai avevano imbiancato tutte le superfici; mancavano solo le finiture di alcuni angoli lungo i telai delle porte e finestre.

Ai primi di aprile si piastrellò, per prime le superfici dei bagni ed ogni bagno di un colore diverso in armonia con la propria camera. L'architetto aveva pensato di utilizzare il colore come segno identificativo delle varie stanze, tenendo il colore bianco come segno di non accesso, se non autorizzato, ai disabili (cucine, bagni del personale, infermeria, stanze di servizio). Un modo semplice e di facile comprensione per definire le varie aree.

Si era anche iniziato a prendere contatto con i mobilieri per gli arredi ed i tendaggi.

L'unico neo nell'insieme era rappresentato dal collegamento alla fognatura che non era ancora possibile. Questo fatto ritardò la conclusione dei lavori di alcuni mesi ma fu un altro banco di prova che ci dimostrò come anche le Pubbliche Amministrazioni collaborassero con noi per accelerare i tempi.

Così il 6 dicembre 2003 si poté procedere con la cerimonia dell'inaugurazione.

La giornata era fredda e umida con il sole nascosto dietro le nuvole, ma le oltre trecento persone che parteciparono alla manifestazione avevano dimostrato un affetto così grande, un orgoglio per l'obiettivo raggiunto, una stima e una gioia per la costruzione ultimata che nessuno si accorgeva del freddo atmosferico. Tantissime persone e istituzioni avevano partecipato a rendere bella l'area (quasi tutti i Sindaci dell'Ambito parteciparono con la fascia tricolore, la Polizia Municipale si occupò della sicurezza e dell'accoglienza, il Comune mandò i suoi dipendenti a pulire l'area esterna, la Protezione civile partecipò con i suoi, i Rotary ci regalarono e misero a dimora un magnifico ulivo simbolo di pace e prosperità, i politici intervennero numerosi assieme a dirigenti dell'ASS n.4, il Gruppo Ana di Gradiscutta venne con le sue bandiere come il Gruppo ANA di Codroipo, Babbino Vito ci prestò un grande capannone per il pranzo, la Fioreria Bruna ci regalò belle piante per ingentilire l'ingresso, i Lancieri di Novara prepararono e distribuirono il pranzo…) e tanta, tantissima gente ci abbracciò calorosamente sorridendo.

Il pittore Antonio Fontanini dipinse un quadro proprio per l'occasione, nel quale colse mirabilmente lo spirito dell'associazione: la pannocchia rappresenta i genitori che, con tenacia, con il sogno di una speranza nel futuro, sono riusciti a vedere nel muro una finestra da aprire verso la società. I gelsi, ancorati solidamente al terreno, generosi, sono mani friulane protese a dare aiuto a chi ne ha bisogno. Il sentiero tortuoso é il cammino della vita, percorso e da percorrere non per raggiungere una meta ma per vivere tutti i giorni nel miglior modo possibile, bagnato dalla pioggia di un temporale e momentaneamente illuminato dalla serenità dell'arcobaleno.

Che splendida giornata fu per me e gli altri soci: i nostri figli avevano trovato tanti paladini.

Lisetta Bertossi