Memento

Dopo aver raccontato la storia de La Pannocchia nei suoi dodici anni di vita, ora è il momento del ricordo di tutti coloro che ci hanno accompagnato per un tratto e ci hanno lasciato perché il loro tempo su questa terra era finito.

Ognuno di noi teme la morte perché teme di essere dimenticato, di sparire e non esistere più nemmeno nel ricordo.

Il desiderio di avere dei figli nasce dal bisogno di immortalità, non fisica, che vive in ognuno di noi. E visto che i nostri figli non potranno mai procreare, è un'altra possibilità che svanisce.

L'amore per gli altri aiuta a farsene una ragione, dà la possibilità di imparare che bisogna sapersi accontentare di quello che si ha per vivere sereni. Ci sono tanti altri che stanno peggio di noi e hanno bisogno dell'aiuto di altre persone per vivere; quindi perché lamentarsi dato che si é la persona che aiuta e non quella che deve essere aiutata?

A me piacerebbe riuscire a lasciare un testamento morale, un'indicazione, delle linee guida a coloro che si occupano e si occuperanno dei nostri ragazzi anche "dopo di noi", cioè che diano ascolto a quello che veramente vogliono i disabili affidati alle loro cure. E se il mio messaggio riuscirà a entrare in loro, ne sarò lieta perché significa che mi hanno ascoltata, non solo con le orecchie ma anche con il cuore e saranno diventati paladini del popolo dei senza voce.

È giusto ricordare tutti quelli che ci hanno aiutato accompagnandoci per un tratto sulla strada della vita, chi si è dovuto ritirare rapidamente e tragicamente dal cammino, chi stava così male da desiderare l'oblio. Compagni e amici, persone sensibili e squisite che ora non ci sono più. Parlo di Italo, di Carlo, di Fortunato, dell'ingegner Scolari, del dr. Oddone Barriani, della Nina, di Natalia, di Lucio, di Luigi Venier….

Italo Mariutti era per noi un amico prezioso, un uomo gentile e generoso che non si è mai tirato indietro quando era il momento di darci un aiuto.

La sua vita non era stata sempre facile né felice, ma era riuscito a superare i brutti momenti con sicurezza e dignità. Non avendo mai accettato l'idea di essere fisicamente diverso dagli altri, si era sempre comportato ignorando il problema della sua gamba. All'inizio perciò gli sembrava quasi strano che non ci riuscissero anche i ragazzi disabili di cui noi ci occupiamo. Ma, con l'andar del tempo, vivendo vicino a loro a contatto con loro e le loro famiglie, si era reso conto che un disabile psico-fisico è tutt'altra cosa rispetto a chi ci sta con la testa.

Da quel momento in poi, verificate la serietà e determinazione che ci fanno muovere, era diventato un vero sostenitore delle nostre iniziative, un vero amico, insomma.

A S. Simone si prodigava per noi, per aiutarci, sia nell'approvvigionamento di quanto necessario per il gazebo sia con la presenza attiva e partecipe. Italo, uomo schivo e gentile, conosciuto da tantissima gente e stimato da tutti, con la sua sola presenza era di avallo per il nostro Progetto. Grazie anche per i burberi silenzi di disapprovazione quando le cose non giravano come dovevano da parte del mondo esterno

Nina, materna Nina, frizzante Nina… ha sempre avuto una gran voglia di vivere e un'apertura mentale grandissima verso gli altri.

Ora che si é addormentata per sempre, le sia dolce il riposo e il suo ricordo ci accompagni e ci tenga per mano, confortandoci.

Nina non ha partorito figli suoi ma i "ragazzi" del CAMPP sono stati i suoi figli diletti; e tutti loro le volevano un gran bene. Nicola, Ulisse, Nicoletta, Federica, Noris, Carla, Antonio, Ettore, Annalisa, Giacinta e tanti altri la ricordano con immenso affetto. Quando é mancata, hanno pianto: una ragazza con gran semplicità e amore, ha detto: - Nina era buona. Lei lavava Ettore e non gli ha mai detto che era sporco! - Questo la sintetizza perfettamente. Nina si é data da fare per i suoi ragazzi e per gli altri senza giudicare mai nessuno, facendo invece tutto quello che poteva per rendersi utile.

Anche Natalia é stata una persona speciale, una che coglieva sempre il buono della vita, con praticità e buon senso. Era un vero piacere starla ad ascoltare ed è una gran malinconia ripensare al suo modo di vedere la vita ormai al di là di ogni contatto.

È sempre stata dolce senza essere sdolcinata, un appoggio per coloro che avevano bisogno di lei, preoccupata che i ragazzi non venissero seguiti al massimo e sempre disponibile per loro.

Diciamo grazie ai suoi familiari per quello che ha fatto e per come lo ha fatto, per le sue buone parole di stimolo alla nostra iniziativa e grazie per aver scelto di aiutarci.

Carlo, da quando lo avevamo conosciuto, un po' burbero a volte, cordiale ed allegro quasi sempre, lo abbiamo considerato una persona speciale e mi sono sentita onorata della sua simpatia per la nostra famiglia e per la causa che abbiamo sposato.

Quando sono venuti i giorni del dolore, della malattia e della sofferenza lo abbiamo visto vivere con estrema dignità la consapevolezza del suo male, supportato con amore e discrezione da Miranda e da tutti i suoi cari. Ogni esperienza di vita lascia un bagaglio dolce-amaro di ricordi e di conoscenza: quello che ci ha insegnato é che la vita vale la pena di essere vissuta, combattendo se occorre per ogni attimo. Ma quando il livello di qualità diventa troppo basso ed il dolore fisico toglie ogni dignità all'esistenza, é meglio lasciarsi andare, arrendendosi alla fine.

Questo vogliamo ricordare di lui: la gioia di vivere, la dirittura morale, la generosità del suo spirito, il fatto insomma che viveva sempre come si dovrebbe nel rispetto di sé e degli altri.

Esprimiamo un riconoscimento speciale di merito per la generosa solidarietà anche ai familiari della signora Cordovado Angelina che, ottemperando al desiderio di Zanello Luigi, ha devoluto un lascito testamentario all'associazione, l'edificio in cui attualmente si trova l'Ufficio di Collocamento di Codroipo. Quanto prima ricorderemo con un pannello speciale nell'ingresso della struttura de La Pannocchia il suo nome assieme a quello di altri benefattori.

Anche tanti genitori e familiari dei nostri ragazzi sono usciti dalla vita, a volte improvvisamente a volte dopo lunga malattia, da Andrea Carint a Maria Selva, da Sergio Iacuzzo a Luigi Rossi, da Vittore e Maria Maccagnan a Lucio Gesuato, dalla nonna di Cristian a Sereno Beltrame, a Venier Luigi… quante vite interrotte, quante situazioni di vita quotidiana da risolvere, quanto dolore e incertezza per i ragazzi rimasti soli.

Ora La Pannocchia, con il focolare della domus, esiste per tutelare la vita di chi è rimasto privo di famiglia, la sua dignità, il suo futuro.

Il mio forte desiderio é che qualcuno continui nel tempo la gestione di questa comunità residenziale con le caratteristiche attuali, in difesa del debole popolo dei senza voce, al di sopra di interessi puramente economici.

Lisetta Bertossi