Preludi - Prima parte

Come i pescatori del APS Quadruvium, il Gruppo NAPA è stato uno dei primi amici dei disabili, ancora prima della nascita de La Pannocchia. Infatti ogni Natale i suoi soci portavano dolci ai ragazzi del CAMPP ed erano disponibili ad acquistare per loro speciali attrezzature per lavoretti.

Anche il loro logo compariva nei manifestini della nostra prima uscita di primavera 1997, e da amici ci avevano affiancati e sostenuti. Parecchi ci conoscevano e parteggiavano per la ricerca di soluzione del problema che avevamo segnalato. Tra di loro, Marco Zuzzi, Giovanni Collareda detto il Nini, Viviana Scopece, Bruno Di Natale che, come appartenente all'opposizione nella Giunta Comunale, seguiva la disabilità e le possibili soluzioni del problema. Negli anni successivi, come consigliere regionale si diede da fare moltissimo per spiegare in Regione il concetto del Dopo di Noi, far prendere atto che il nostro progetto era buono e sarebbe stato realizzato qualora avessimo avuto fondi sufficienti.

Cosa potevamo fare per portare avanti la nostra idea e aiutare i ragazzi?

Ragazzi; a noi viene spontaneo chiamarli così sia perché sono nostri figli sia perché, quasi in una parodia de "Il Ritratto di Dorian Grey", i loro visi non sono molto soggetti alle ingiurie del tempo. Probabilmente perché i problemi della quotidianità non li sfiorano, mentre incidono rughe di preoccupazione sui visi dei loro genitori. Per parecchi anni i disabili restano apparentemente ragazzini anche se alla fine il tempo si riprende la tregua concessa tutta in una volta.

Dunque…

Nell'estate 1997 un giorno chiesi al dr. Giancarlo Tonutti: - Se avessimo un progetto di massima del Centro di accoglienza, potrebbe giovare?

Alla sua risposta affermativa contattai mia cugina, l'architetto Attilia Visentini di Udine. Ella mi rispose subito che aveva pensato spesso a come far qualcosa per mia figlia, per cui si dichiarò disponibile alla stesura di un progetto di massima per una struttura di accoglienza per disabili, in cui avrebbe tenuto conto delle indicazioni specifiche che le avremmo dato. Naturalmente a costi supercontenuti.

Iniziò un nuovo anno e le persone che ci conoscevano e conoscevano il nostro progetto aumentavano: a febbraio 1998 si organizzò un Pomeriggio Carnascialesco in Discoteca, grazie alla sensibilità di Nicola che ci accolse al XL (già Scarpandibus) di Codroipo. Forse per la mite dolcezza della giornata i più preferirono uscire per prati, ma, nonostante lo scarso incasso, Nicola ci diede ugualmente un contributo da signore.

A tutti i nostri ragazzi piace la musica e uscite in discoteca se ne sono fatte negli anni!! Ospiti graditi all'XL, al Palmariva, a Lignano e alla Pizzeria Butterfly i ragazzi si sono esibiti in danze varie, lambade, rock e danze caraibiche, inebriati dai ritmi musicali e dalla libertà corporea che ne ricavavano.

Il progetto di massima era pronto, ma la gente che conosceva il progetto era ancora poca, per cui cercammo canali di sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

Uno dei primi sponsor fu Roberto Tubaro dell'assicurazione AXA: il suo contributo ci permise di far stampare le tessere associative per affermare la nostra identità associativa.

Pensammo che avrebbe potuto aiutare ulteriormente un'indagine sull'interesse delle famiglie per un centro di accoglienza residenziale e così ci demmo subito da fare.

Stilammo in gruppo volontari/educatori CAMPP un questionario di gradimento per la costruzione di un centro di accoglienza per disabili orfani o le cui famiglie si trovassero in difficoltà anche temporanea. Oltre che ai nostri soci esso venne inviato, grazie ai Servizi Sociali dei Comuni e dei medici di famiglia, anche ad altre famiglie dell'Ambito del Medio Friuli che avevano un disabile al loro interno.

A giugno 1998 avevamo i risultati: su 68 famiglie intervistate nei vari comuni dell'Ambito solo 7, con figli disabili di età inferiore ai dieci anni, non avevano ravvisato la necessità di un centro residenziale, mentre tutti gli altri erano favorevoli (qualcuno solo per le emergenze).

Confortati dal risultato positivo, inviammo il riepilogo con le cifre ricavate dall'indagine ai vari servizi sociali dei comuni, all'Azienda Sanitaria e alle Pubbliche Amministrazioni contattate. Intanto l'opera di sensibilizzazione al problema del Dopo di Noi aveva raggiunto varie persone che stavano ad osservare come si sviluppava il progetto.

Lisetta Bertossi